Gestire la musica dal browser usando comandi testuali
Aggiornamento 18 Novembre 2009: Questo articolo è stato pubblicato sul numero di Novembre/Dicembre della rivista DEV Magazine edita da Infomedia.
Se c’è qualcuno che non adora navigare per il web con un piacevole sottofondo musicale alzi la mano. Poche mani vedo. Beh, in effetti è un comfort da cui non vorremo mai separarci e quando lo facciamo, a malincuore, è solo perché, magari, dobbiamo anche studiare quello che stiamo visualizzando a video. Assodato che non stiamo studiando e vogliamo solo ascoltare musica, la scocciatura maggiore è dover passare ogni volta che vogliamo cambiare canzone dal browser, al player e poi nuovamente al browser. Se non abbiamo una tastiera in grado di controllare i comandi del nostro player audio non abbiamo tante scelte e la noiosa operazione di passare da una finestra all’altra sembrerebbe inevitabile. Da un po’ di tempo, però, abbiamo la possibilità di aggiungere i comandi di esecuzione (play, pause, next …) direttamente nella barra di stato del nostro browser, ma, ammesso che la barra di stato non sia nascosta, si tratta di centrare col puntatore del mouse dei bottoni non più larghi di 10 pixel. Scomodo, non trovate? Useremo queste, seppur irrisorie, scusanti per implementare un meccanismo che ci permetta di gestire il nostro player usando soltanto dei comandi testuali (evitando di conseguenza di utilizzare il mouse).
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Forse cercavi: distanza di Levenshtein
Aggiornamento 14 Ottobre 2009: Questo artciolo è stato pubblicato sul numero di Settembre/Ottobre della rivista DEV Magazine edita da Infomedia.
Spesso capita di digitare in maniera errata una chiave di ricerca e vedersela correggere non appena clicchiamo il tasto ‘Invio’. Cosa succede? Come può un computer, nella maggior parte dei casi, capire cosa volevamo veramente scrivere? La risposta, abbastanza diretta, è: distanza di Levenshtein (o se lo trovate troppo complicato da pronunciare/scrivere, distanza di edit). Considerate due stringhe sorgente e destinazione, la distanza di Levenshtein è il numero di operazioni elementari necessarie per trasformare la stringa sorgente in quella di destinazione. Essa definisce tre operazioni elementari: i) la cancellazione di un carattere; ii) la sostituzione di un carattere; iii) l’inserimento di un nuovo carattere. Due stringhe uguali hanno distanza di Levenshtein pari a 0.
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Accesso a un membro non-statico da un metodo statico
Non si scappa! Tanto un programmatore esperto che conosce Java come le sue tasche, tanto un programmatore alle prime armi commettono degli errori mentre programmano. Le cause possono essere varie e anche il tipo di errori, ma alcuni sono più frequenti degli altri. Questo che considereremo in questo post è molto frequente ed è un errore molto più comune nei programmatori Java alle prime armi. Il metodo main infatti è dichiarato static questo significa che non serve creare un’istanza di quella classe per invocare il metodo (ed è giusto che sia così, in quanto sarà il primo metodo che verrà invocato).
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Dischi NTFS e Mac OS X
Il vantaggio di avere a disposizione HD esterni è evidente; la possibilità di spostare tali dispositivi da un computer all’altro senza troppe complicazioni è una comodità a cui difficilmente si può rinunciare. Il problema, però, subentra quando tali dispositivi vengono allacciati a computer con sistemi operativi diversi. Windows non rileva i dischi formattati come HFS, Mac OS supporta NTFS ma solo in lettura, il kernel Linux rileva HFS ma in sola lettura e così via. La soluzione che metterebbe d’accordo tutti sarebbe utilizzare FAT ma questo significherebbe tornare indietro di anni, vedendosi preclusa, tra le altre cose, la possibilità di salvare file più grandi di 4GB. Come fare?
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